Ciao! eccoci alla seconda puntata di Salad Jobs. Oggi vi presento Tommaso, visual merchandiser window. Quando vedo i suoi lavori penso che non mi basterà una vita per raggiungere il suo livello.
Raccontaci un po’ chi sei
Allora, iniziamo..Tommaso, trentenne, pugliese.
Ho lasciato la mia città per venire a studiare Architettura al Politecnico di
Milano, con l’intenzione di trasformare in realtà il sogno dei miei genitori,
ovvero avere un figlio architetto, peccato, purtroppo non tutti i sogni si
avverano. Ormai sono dodici anni che vivo in questa splendida città e sono
diventato un vero milanese, uno di quelli che sale di corsa le scale mobili
della metro per non perdere neanche un attimo di tempo. Sono orgoglioso di
avere un pessimo carattere e fiero di dire sempre quello che di solito gli
altri si limitano solo a pensare .Ho vari hobby e molte passioni, anche se
tutto mi stufa in fretta. Amo gli 80’s e Andy Warhol. Il bianco è il mio colore
preferito.


Quando o da cosa è nata la tua passione per la moda?
Indubbiamente i miei studi in architettura sin
dalle superiori hanno coltivato in me l’interesse per l’arte e per la
fotografia. Ed è proprio grazie a questa passione che ho iniziato a sfogliare
riviste di moda in cerca di servizi fotografici scattati da grandi fotografi,
quali Richardson, Meisel, LaChapelle e pian piano la moda si è aggiunta alle
mie passioni. Dopo che ho capito che la moda è strettamente correlata allo
shopping è stato puro amore!
Quando hai pensato che la tua passione si potesse
trasformare in lavoro?
Non avevo mai pensato seriamente di potermi
realizzare in un campo strettamente correlato alla moda come questo.
Abbandonati i progetti di conquista del mondo architettonico ho cercato più che
altro un lavoro dove poter fare una delle cose che mi riesce meglio.. abbinare
forme e colori. E poterlo fare con i vestiti sarebbe stato il top. Solo dopo un
corso da visual merchandiser ho concretizzato che avevo trovato il MIO lavoro e
l’idea che qualcuno potesse andare in giro con degli outfit da me ideati mi
divertiva un sacco.
Descrivici una tua
giornata-lavoro tipo?
Dopo aver individuato il mood da esprimere in
vetrina si parte alla ricerca dei capi, per dar vita ai look suggeriti dall’azienda
e per inventarne di nuovi. Una volta abbinato, accostato, concepito e visionato
il tutto nel minimo dettaglio (un accessorio sbagliato fa tendenza, due fanno
ribrezzo!!) si passa allo stiraggio, fase meno divertente, di tutto quello che
le pupe e i pupi esposti in vetrina devono indossare per due settimane. Finito
ciò non resta che il montaggio di tutto, ovviamente correlato di deco e di
addobbi. Chiuso in una vetrina vesto e acconcio manichini mentre i passanti mi
guardano un po’ straniti e qualche giapponese mi fotografa facendomi smorfie
strane di apprezzamento. In realtà questa non è proprio la mia giornata-tipo
perché tutto ciò si suddivide in tre giorni circa.
Speri di fare questo per
il resto della tua vita? Se sì in che modo ti vedi crescere in questo campo?
Beh, inutile sottolineare che questo lavoro mi piace tanto e che mi soddisfa
sotto molti punti di vista. E’ divertente e mi piacerebbe farlo per tutta la
vita, ma è anche vero che i manichini non sono leggeri come Kate Moss e non so
se a cinquant’anni riuscirò ancora a ribaltarli e spostarli con tanta
disinvoltura. In più i vapori del ferro da stiro non penso facciano proprio
bene continuati ad aspirare per ancora trent’anni
Sarebbe interessante passare all’idealizzazione e al
progetto delle vetrine per una grossa azienda o magari chissà, collaborare come
stylist con Steven Meisel per uno di quei servizi patinati pubblicati su Vogue.
Troppo ambizioso?


Se a diciassette anni ti
avessero chiesto cosa avresti fatto nella tua vita oggi, cosa avresti risposto?Avrei
risposto che sarei stato un architetto, malvestito e incapace di capire
l’importanza di una cabina armadio all’interno della progettazione di un
appartamento.
Buon venerdì sera a tutti!
xoxo